Tabula Cebetis e De Mortis Effectibus

Londra, British Library, MS Arundel 317

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Tabula Cebetis e De Mortis Effectibus

Londra, British Library, MS Arundel 317

Categoria:
Titoli alternativi – Kébetos Pínax – Tavola di Cebete – Tavole della Saggezza e della Virtù – Tabla de Cebes – Bildtafel des Kebes.
Caratteristiche fisiche – Codice in pergamena, dimensioni 205 x 140 mm, 30 carte.
Legatura – Coperta di recente realizzazione (1967) ad opera della British Library.
Regione di origine – Francia (Parigi) e Regno Unito (Cambridge).
Datazione – XVI secolo (1506-1507).
Provenienza – L’umanista e frate mantovano Filippo Alberici (n. ca. 1470, m. 1531) realizzò la prima parte del manoscritto nel 1506, mentre si trovava a Parigi, per donarlo al re d’Inghilterra Enrico VII (n. 1457, m. 1509), che sperava di incontrare in occasione di un suo imminente viaggio a Cambridge. Alberici aspirava a guadagnare un impiego a corte e il prezioso dono aveva il delicato scopo di fargli ottenere il favore del sovrano. Si veda a tale proposito la dedica alla c. 1r: «AD EXCELSUM POTENTISS[IMUM]QUE HENRICUM SEPTIMUM ANGLIAE REGEM» (Dedicato all’eccelso e assai potente Enrico VII, re d’Inghilterra). L’anno successivo compì il suo viaggio, ma il manoscritto non arrivò mai nelle mani del monarca inglese, che forse lo sfortunato Alberici non riuscì nemmeno a incontrare. Dopo aver fallito in questo suo progetto originario, decise quindi di presentarlo a un mecenate minore e lo donò a Joachim Bretoner, siniscalco della King’s Hall, aggiungendo per l’occasione una seconda opera al contenuto originario del codice. Anche in questo caso Alberici non mancò di inserire una dedica (c. 24v). Bretoner lasciò successivamente Cambridge per recarsi in Italia, e non portò il manoscritto con sé, che quindi rimase in Inghilterra. Sulla c. 29v possiamo trovare una annotazione, importante per ricostruire le successive vincende del codice. Il barone George Carew di Clopton (n. 1555, m. 1629) annota di aver ricevuto il manoscritto dalla giovane Elisabetta Stuart (n. 1596, m. 1662) – figlia del re d’Inghilterra Giacomo I (n.1566, m. 1625) e di Anna di Danimarca (n. 1574, m. 1619) – la quale appone la propria firma sopra l’annotazione: «This book was geven me George L. Carew of Clopton by the Ladie Elizabeth, daughter unto the most highe and puissant monarch James, of England Scotland France and Ireland, etc. Kinge: and with her owne fayre hand she superscribed her name: Mens. octob. 1608». Successivamente il codice passò a Thomas Howard, secondo conte di Arundel (n. 1585, m. 1646), anche se non se ne conoscono le circostanze di acquisizione. La sua ricca collezione di manoscritti, stampe e opere d’arte, venne successivamente dispersa, e la biblioteca fu donata alla Royal Society di Londra e al College of Arms: il timbro alla c. 1v («Soc. Reg. Lond / ex dono Henr. Howard / Norfolciensis») rimanda alla donazione che Henry Howard fece alla Royal Society nel 1667. Nel 1831 il British Museum acquisì dalla Royal Society i manoscritti dell’ex fondo Arundel, che oggi corrisponde alla Arundel Collection della British Library.
Collocazione attuale – Londra, British Library, MS Arundel 317.
Genere – Letteratura.
Contenuto – Il manoscritto si apre con una dedica e un panegirico al re d’Inghilterra Enrico VII, che Filippo Alberici aveva individuato come primo destinatario del prezioso dono. Segue la Tabula Cebetis (cc. 2v-23v), una versione in latino del testo greco Kébetos Pínax (Κέβητος Θηβαίου Πίναξ), databile a cavallo tra il I e il II secolo d.C., e attribuito oggi allo Pseudo-Cebete. Già nel II secolo d.C. Diogene Laerzio (n. 180, m. 240) attribuiva il Kébetos Pínax al filosofo greco Cebete di Tebe (n. ?, m. V-IV secolo a.C.) – discepolo di Filoláo (n. 470 a.C., m. 390 a.C.) e poi di Socrate (n. ca. 470 a.C., m. 399 a.C.) – ma tale attribuzione è sicuramente errata. Lo stesso Alberici compose la Tabula Cebetis, sul modello della composizione originale, e la sua versione in latino non può essere considerata una mera traduzione dell’originale in greco. L’opera è costruita all’interno di una cornice narrativa: il protagonista Cebete e alcuni compagni si trovano nei pressi di un tempio di Saturno (Kronos, nella versione originale dello Pseudo-Cebete) e contemplano uno strano quadro che però non sanno interpretare; finché un anziano si avvicina al gruppo e si propone di descrivere e spiegare il significato del quadro. Da qui inizia il secondo livello della narrazione. Il dipinto è sostanzialmente una rappresentazione della vita umana e del difficile cammino verso il raggiungimento della virtù: all’interno delle tre cinta murarie di una città, costruite come anelli attraverso i quali si accede di volta in volta a quelli più interni, sono rappresentate le insidie che si possono incontrare lungo questo cammino e quali sono le implicazioni e le conseguenze delle scelte di vita che le persone intraprendono. Sono rappresentati sia gli ostacoli più sensuali, come la Inanis gloria (la Vanagloria), la Voluptas in malis (la Voluttà per il male), o la Luxuria (la Lussuria); ma anche altri pericoli o variabili da tenere in considerazione e su cui vigilare, come la Falsa disciplina (la Falsa istruzione) o la Fortuna (la Sorte). Insieme alle insidie e alle conseguenze disastrose cui incorrono coloro che cadono in errore, nel quadro sono raffigurati anche i risultati cui conducono le buone condotte; fino alla rappresentazione finale – all’interno dell’ultima cinta muraria – della Virtutis sedes (la Sede della virtù). Dopo il testo della Tabula Cebetis Alberici inserì un secondo panegirico (c. 24r/v) questa volta dedicato non soltanto a Enrico VII ma anche a suo figlio Enrico (n. 1491, m. 1547), erede al trono e futuro Enrico VIII. La parte finale del manoscritto contiene un’altra opera di Alberici, il De mortis effectibus (cc. 25r-28v), un poema sulla fine della vita umana che il frate mantovano inserì nel momento in cui decise di donare il codice a Joachim Bretoner. Anche in questo caso l’Alberici inserì una dedica per il nuovo destinatario (c. 24v), che precede il De mortis effectibus. Va infine menzionata la presenza di vari argumenta paratestuali, inseriti da Alberici prima delle varie sezioni della Tabula Cebetis.
Lingua – Latino.
Scrittura – Minuscola corsiva/umanistica, Capitalis.
Copista – Filippo Alberici scrisse di propria mano tutte le parti testuali del manoscritto: la Tabula Cebetis, il De mortis effectibus, le dediche, i panegirici e gli argumenta.
Decorazione – Il manoscritto presenta ben 7 miniature a piena pagina, 2 pagine con bordure e iniziali miniate, 7 iniziali decorate e molte iniziali minori in rosso e blu.
Miniatore – L’apparato decorativo è stato realizzato per la maggior parte da Jean (o Jos) Coene IV, precedentemente identificato come il Maitre des Entrees Parisiennes. Coene fu attivo a Parigi tra il 1500 e il 1520 e Alberici gli affidò la decorazione del codice quando si trovava nella capitale francese, prima del suo viaggio a Cambridge. Successivamente Alberici decise di aggiungere al manoscritto il testo del De mortis effectibus, e trovandosi ormai a Cambridge affidò la realizzazione di un’ultima miniatura a un artista locale, meno talentuoso.
Stile – Rinascimentale.

Scheda tecnica: Illuminated Facsimiles

Philippi Philippus Albericus

EDIZIONE IN FACSIMILE

Titolo della pubblicazione – Le Tavole della Saggezza e della Virtù.
Tipo di riproduzione – Riproduzione a colori a grandezza naturale dell’intero documento originale.
Editore – Istituto della Enciclopedia Italiana – Treccani (Roma, 2022), in coedizione con Verlag Müller und Schindler (Stoccarda/Simbach am Inn, 2022).
Collana – Tesori Svelati.
Tiratura limitata – Questa edizione in facsimile è stata realizzata in 999 esemplari contrassegnati con numerazione a mano da 1 a 999. Sei esemplari non venali in numerazione romana sono stati riservati all’Istituto della Enciclopedia Italiana.
Certificato di autenticità – Il certificato di autenticità con il numero di copia è inserito nel facsimile.
Supporto – Carta pergamenata Stucco delle Cartiere Fedrigoni.
Stampa – Stampa a quattro colori, oro e argento in pasta, oro a caldo.
Legatura – Coperta in pelle marrone con scritte e decorazioni in oro. Stemma coronato della famiglia Howard impresso su entrambi i piatti.
Commentario – Volume di commento in italiano, dimensioni 16 x 24 cm, 75 pagine, 8 tavole a colori. Saggi e commenti di Dieter Röschel tradotti dal tedesco da Translated.
Cofanetto – Il facsimile e il volume di commento sono custoditi in un cofanetto a marmotta rivestito in tela marrone, dimensioni 30 x 22 x 5 cm, con impressioni in oro.
ISBN – 978-88-12-01044-8 (facsimile e volume di commento).
Il facsimile riproduce il più fedelmente possibile le caratteristiche materiali del documento originale allo scopo di sostituirlo nella ricerca scientifica e nelle raccolte del collezionista bibliofilo. La rifilatura e la composizione delle carte riproducono il profilo e la fascicolazione del documento originale. La legatura potrebbe non corrispondere a quella del documento originale così come si presenta nel momento attuale.

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Treccani