Messale di Barbara del Brandeburgo

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Messale di Barbara del Brandeburgo

TITOLI ALTERNATIVI – Missal of Barbara of Brandenburg – Missel de Barbara de Brandebourg – Misal de Barbara de Brandenburg – Missale der Barbara von Brandenburg.
DESCRIZIONE FISICA – Manoscritto in pergamena, formato 395 x 262 mm, 380 carte (760 pagine).
LEGATURA – Negli ultimi anni il messale è stato sottoposto a due interventi di restauro. Il primo nel 1991, ad opera dell’Istituto Centrale per il Restauro (ICR). Il secondo nel 2008, ad opera dell’Antica Legatoria Gozzi. L’attuale legatura in velluto cremisi è stata realizzata da Pierangelo Faggioli in occasione del secondo restauro.
ORIGINE – Italia (Mantova).
DATAZIONE – XV secolo (1442-1465).
COMMITTENZA – Nel 1442 il nobile mantovano Gianlucido Gonzaga (n. 1421, m. 1448) commissionò al miniaturista Belbello da Pavia (n. ?, m. ca. 1470) e al calligrafo Pietro Paolo Marono un messale per il Duomo di Mantova. Gianlucido era figlio non primogenito del primo marchese di Mantova, Gianfrancesco Gonzaga (n. 1395, m. 1444), e alla sua morte il messale passò alla madre Paola Agnese Malatesta (n. ca. 1393, m. 1453), marchesa consorte. Tuttavia – con la morte del primo committente – i lavori di realizzazione del messale subirono diversi arresti e furono definitivamente ripresi soltanto nel 1459, per volontà di Barbara di Brandeburgo (n. 1422, m. 1481), moglie del secondo marchese di Mantova, Ludovico III Gonzaga detto il Turco (n. 1412, m. 1478). Il manoscritto è noto oggi come Messale di Barbara di Brandeburgo perché il suo è l’unico stemma araldico presente (Ascensione di Cristo, c. 204r).
VICENDE SUCCESSIVE – Nel 1554 il codice viene donato al Duomo di Mantova dal cardinale Luigi Ercole Gonzaga (n. 1505, m. 1563). Con tale donazione la proprietà viene quindi trasferita alla Diocesi di Mantova.
COLLOCAZIONE ATTUALE – Nel 1913 alcune carte del messale vengono trafugate. Tale furto diviene l’occasione per trasferirlo all’interno delle mura di Palazzo Ducale, adibito – allora come oggi – a deposito di sicurezza di opere d’arte del territorio mantovano. Le carte verranno poi recuperate ma il codice tornerà nelle disponibilità della Diocesi solamente nel 1983, e verrà collocato presso l’Archivio Storico Diocesano di Mantova, dove si trova tuttora.
GENERE – Cristianesimo, Libri liturgici.
CONTENUTO – Libro liturgico contenente le letture, le preghiere e la specificazione dei rituali da eseguire nel corso della messa. Alla parte testuale si aggiungono i canti e le trascrizioni musicali con notazione quadrata su tetragramma.
LINGUA – Latino.
SCRITTURA – Scrittura semigotica italiana. Per il testo è stato utilizzato inchiostro nero, per i titoli e le rubriche inchiostro rosso. Le notazioni musicali sono in inchiostro nero su tetragramma rosso.
COPISTA – Gianlucido Gonzaga affidò la scrittura del messale a Pietro Paolo Marono, il quale terminerà il proprio lavoro nel 1452. Di lì a pochi anni il Marono lavorerà alla copiatura della celebre Bibbia commissionata da Borso d’Este (n. 1413, m. 1471), oggi conservata presso la Biblioteca Estense Universitaria di Modena.
DECORAZIONE – Il manoscritto è riccamente decorato con 68 miniature di vario formato, fregi su 13 carte, 2 iniziali istoriate, oltre 2000 capilettera fitomorfi su fondo oro.
MINIATORI – Inizialmente la decorazione del messale venne affidata al miniatore lombardo Belbello da Pavia (n. ?, m. ca. 1470). Nel 1434 Belbello aveva completato per Filippo Maria Visconti (n. 1392, m. 1447) l’Offiziolo che Gian Galeazzo Visconti (n. 1351, m. 1402) aveva commissionato a Giovannino de’ Grassi (n. ca. 1350, m. 1398), ma che era rimasto incompiuto a seguito della morte dello stesso Gian Galeazzo. Nel 1461 Barbara di Brandeburgo decise però di sollevare Belbello dall’incarico e di far proseguire i lavori del messale ad un altro artista. Con una lettera gli comunicò quindi che la decorazione veniva affidata ad un «zovene di questa terra el quale minia molto bene». Quel zovene altri non era che Girolamo da Cremona (n. ?, m. post 1483), seguace di Andrea Mantegna (n. 1431, m. 1506) e allievo di Taddeo Crivelli (n. 1425, m. 1479), insieme al quale aveva da poco lavorato alla Bibbia di Borso d’Este. Un terzo miniatore – rimasto anonimo – ha preso parte alla decorazione del messale, probabilmente durante il periodo di committenza di Paola Agnese Malatesta. In ogni caso il suo intervento è rimasto limitato solamente alla decorazione di tre carte.
STILE – Gotico, Rinascimentale.

Scheda tecnica: Illuminated Facsimiles

Giovan Gian Lucido, Luchino, Giovanni, Hohenzollern, Gerolamo Corradi


EDIZIONE IN FACSIMILE

Riproduzione a colori a grandezza naturale dell’intero documento originale – Il facsimile riproduce il più fedelmente possibile le caratteristiche materiali del documento originale allo scopo di sostituirlo nella ricerca scientifica e nelle raccolte del collezionista bibliofilo. La rifilatura e la composizione delle carte riproducono il profilo e la fascicolazione del documento originale. La rilegatura potrebbe non corrispondere a quella del documento originale così come si presenta nel momento attuale.
EditoreIl Bulino edizioni d’arte (Modena, 2012).
Collana – Ars Illuminandi.
Tiratura limitata – 398 copie.
Legatura – Legatura in velluto corrispondente a quella del manoscritto originale. Alcune copie sono dotate di una decorazione con pietra e rombo in ottone al piatto: si tratta tuttavia di una scelta editoriale che non trova corrispondenza nell’originale.
Commentario – Commentario in italiano a cura di Giusi Zanichelli. Saggi di Giancarlo Manzoli (direttore dei Beni Culturali della Diocesi di Mantova), Giuse Pastore (storica dei beni culturali mantovani), Giusi Zanichelli (docente di storia dell’arte e della miniatura medievale presso l’Università di Salerno), Federica Toniolo (docente di storia dell’arte e della miniatura presso l’Università di Padova), Giacomo Baroffio (docente di storia della musica medievale presso l’Università di Pavia), Giancarlo Malacarne (storico dei Gonzaga ed esperto di araldica).

Foto per gentile concessione dell’Editore

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Il Bulino edizioni d'arte