Libro d’Ore di Lorenzo de’ Medici

Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Ms. Ashburnham 1874

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Libro d’Ore di Lorenzo de’ Medici

Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Ms. Ashburnham 1874

TITOLI ALTERNATIVI – Libro d’Ore di Lorenzo de’ Medici – Book of Hours of Lorenzo de’ Medici – Livre d’Heures de Laurent le Magnifique – Libro de Horas de Lorenzo el Magnífico – Stundenbuch des Lorenzo der Prächtige.
CARATTERISTICHE – Codice in pergamena, 153 x 101 mm, 472 pagine.
LEGATURA – Il manoscritto conserva la legatura originale in assi coperte da velluto, con borchia centrale e cantonali con pietre dure incastonate, placchette niellate a forma di cuore e bindelle in argento dorato con lapislazzuli incastonati. Il taglio delle carte è dorato e goffrato.
ORIGINE – Italia (Firenze).
DATAZIONE – XV secolo (precedente il 1488).
COMMITTENZA – Il Libro d’Ore di Lorenzo de’ Medici non fu un libro di preghiere utilizzato da Lorenzo il Magnifico. Perché allora viene chiamato in questo modo? Innanzitutto perché ne fu il committente. Ma soprattutto questo appellativo è unanimemente accettato dagli studiosi a motivo del fatto che quando il Magnifico commissionò tre lussuosi «libriccini» di preghiere da donare alle figlie in occasione delle nozze, questo avrebbe dovuto essere il dono per Luisa (promessa a Giovanni di Pierfrancesco Medici il Popolano), la quale tuttavia morì prima di celebrare le nozze. Tale circostanza fece sì che il potente signore di Firenze trattenne presso di sé il codice e che questo venne poi registrato nell’inventario dei beni di Lorenzo redatto alla sua morte. Gli altri due Offizioli commissionati da Lorenzo de’ Medici per le sue figliole sono stati individuati nel Ms. 16 della Rothschild Collection at Waddesdon Manor (che venne donato alla figlia Maddalena, maritata a Franceschetto Cybo) e nel Ms. lat. 23639 della Bayerische Staatsbibliothek di Monaco (che venne donato alla figlia Lucrezia, che sposò Jacopo Salviati).
PROPRIETARI SUCCESSIVI – Dalla fine del XV secolo alla metà del XVII del manoscritto se ne perdono le tracce. Nel Seicento è in Belgio, dove entra a far parte della collezione di Ferdinand de Merode (1633-1679), che vi appose il proprio ex libris. Successivamente il codice viene acquistato dal conte Charles d’Hane de Steenhuyse di Leeuwerghen (1787-1858). La collezione del conte viene poi comprata ad un’asta dal bibliofilo Guglielmo Libri (1809-1869), il quale dopo pochi anni vende la sua intera (e immensa) raccolta a Lord Bertram, quarto conte di Ashburnham (1797-1878). Il prezioso libro d’ore trova finalmente una sede stabile quando lo Stato italiano acquista la collezione di Guglielmo Libri dal quinto conte di Ashburnham (1840-1913).
COLLOCAZIONE ATTUALE – Attualmente il manoscritto è conservato presso la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, con la segnatura Ms. Ashburnham 1874.
GENERE – Cristianesimo, Libri di devozione privata.
CONTENUTO – Un libro d’ore non è altro che un compendio di preghiere ad uso dei laici, il cui nucleo centrale è costituito dall’Ufficio della Vergine, che essendo scandito nelle sette ore canoniche dà il nome al volume. Il Ms. Ashburnham 1874 si apre con il Calendario (cc. 1v-12r), cui seguono: Ufficio dei Defunti, Salmi Penitenziali, Litanie, Orazioni, Ufficio Maggiore della Croce ed Ufficio Minore della Croce.
LINGUA – Latino.
SCRITTURA – Littera antiqua.
COPISTA – Antonio Sinibaldi (1443-1504). La produzione del Sinibaldi per la famiglia Medici fu ampia e negli anni tra il 1484 e il 1490 la sua carriera professionale raggiunse il vertice. Ma con la caduta dei Medici nel 1494 iniziò il suo declino professionale: il piagnone Simone Filipepi scrive che «morì in grandissima calamità e miseria».
DECORAZIONE – Il manoscritto conta 9 miniature a tutta pagina con margini decorati. Troviamo inoltre iniziali istoriate ed iniziali figurate. Il Calendario (cc. 1r-12v) è illustrato con iniziali decorate e piccole figure incorniciate, contestualizzate dentro interni e paesaggi semplificati o sommariamente descritti.
MINIATORI – Il complesso apparato decorativo è attribuito alle botteghe di Francesco Rosselli (1448-1513) e di Gherardo di Giovanni di Miniato, detto anche del Fora (1445-1497). Nella Firenze del XV secolo il Rosselli era considerato alla pari del suo maestro Francesco di Antonio del Chierico e di miniatori coevi come Monte di Giovanni o Mariano del Buono. Al codice laurenziano, come in molti altri suoi lavori, lavorò insieme al suo misterioso Collaboratore, la cui mano troviamo ad esempio nelle piccole figure del Calendario (cc. 1r-12v). Gherardo di Giovanni fu un artista dedito non solo alla miniatura ma anche al mosaico e alla pittura. Lavorò spesso accanto al fratello Monte, col quale aveva una bottega nei pressi di piazza San Pulinari. Ebbe contatti anche col Poliziano e secondo il Vasari attirò l’attenzione del Magnifico per via del suo «cervello soffistico».
STILE – Rinascimentale.

Scheda tecnica: Illuminated Facsimiles

the Magnificent; 15° secolo; Médici

EDIZIONE IN FACSIMILE

Il facsimile è una riproduzione a colori a grandezza naturale dell’intero manoscritto originale, e ne riproduce il più fedelmente possibile le caratteristiche materiali. La rilegatura corrisponde a quella del manoscritto così come si presenta nel momento attuale.
Editore – Franco Cosimo Panini Editore (Modena, 2005).
Collana – Biblioteca Impossibile.
Tiratura – La tiratura è di 980 copie complessive per la diffusione mondiale, contrassegnate con numerazione araba.
Certificato – Il certificato di autenticità col numero di copia è stampato al colophon.
Applicazione oro in lamina e rilievografia – La Nuova Rilievografia.
Applicazione oro in polvere – Litografie Artistiche Faentine.
Legatura – La legatura è stata eseguita a mano dalla Legatoria Rivani.
Commentario – Volume di commento in italiano a cura di Franca Arduini, con saggi di Cristina Acidini Luchinat, Franca Arduini, Adriana Di Domenico, Dora Liscia Bemporad, Laura Regnicoli. Formato in-ottavo, copertina rivestita in velluto blu con impressioni in oro, fotografie a colori nel testo, 295 pagine. ISBN 88-8290-784-8.
Cofanetto – Il facsimile ed il volume di commento sono conservati in un elegante cofanetto a scrigno in velluto blu.

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